Загрузка...

AI-разбор доступен после входа

Суть книги, пересказ, главный конфликт, ключевые идеи, вывод, кому полезна, главные темы, персонажи и цитаты можно получить после входа в BookRa.

auto_awesomeПолучить AI-разбор

Читать онлайн

Страница 97 из 98

Ariberti si fece allora a raccontare per filo e per segno tutto quello che gli era occorso in quella notte memorabile, dall'apparizione del personaggio, invocato in un momento di sdegno, fino ai pentimenti della sua scontenta vecchiaia. Il conte Filippo, che era così spesso in ballo e si rivedeva come in uno specchio nelle memorie dell'amico, stette ad udirlo con molta attenzione, dimenticando a volte la sua condizione di medico, per seguire il racconto colla benevola curiosità dell'uditore commosso.

–Tu ci hai avuto una allucinazione in piena forma;—diss'egli ad Ariberti, poichè questi ebbe finito.—Il tuo sistema nervoso è fortemente irritato, e bisognerà rimediarci.

–Venga il rimedio, se il mio povero sistema ne franca la spesa;—rispose Ariberti, sorridendo malinconicamente.—Ma una cosa mi sa di strano, e ancora non riesco ad intenderla; come in nove, o dieci ore…

–Ti sia passata tanto roba per le mani, vuoi dire? Ma bada, Ariberto, non è mica necessario che tu abbia rifatto in questo piccolo spazio di tempo tutto il cammino fornito in quarantanni di vita operosa. I casi trascorsi ti sono passati per la fantasia, come fanno le immagini sui vetri d'una lanterna magica. Del resto, i più recenti studi dell'Accademia di Francia, hanno posto in sodo che i sogni, anco i più lunghi, avvengono nell'ultimo periodo del sonno, cioè a dire quando il sangue incomincia a rifluire verso il cervello, per rinnovare tutti i fenomeni della vita sensitiva. Ai nostri tempi il sonno era creduto una forma di congestione cerebrale: ed è invece tutto all'opposto. Non ti faccia dunque meraviglia se queste immagini del passato, così lunghe a ricordarsi, per l'uomo desto, nella loro progressione ordinata, siano invece così veloci e mutevoli per l'uomo dormente, o allucinato. Non impacciati dai necessarii ritardi dalla parola e del moto, i tuoi nervi hanno adempiuto in breve al loro duplice uffizio, attivo e passivo, e tu hai potuto vedere ed operare, senza durar la fatica inerente a questi due atti. Vedi, ti spiego alla buona gli arcani della scienza; lascio da banda tutte le parole barbare, che te la renderebbero più autorevole nella sua oscurità.

–Tu sei il Boccadoro;—disse di rimando Ariberti. A me rincresce —soltanto d'una cosa…

–E quale?

–Che il diavolo m'abbia giuntato. Scambio di farmi vivere una vita nuova; m'ha fatto perdere il tempo a riviver la vecchia.

–Mio buon amico, che farci? Alla tua età, come alla mia, il diavolo non suol più venire, per rimetterci un po' di zolfo nelle vene. Del resto, io non mi lagnerei del tiro; il mio passato lo rivivrei tanto volentieri!

–Beato te, Filippo, che hai preso di primo acchito la, strada buona! Hai lavorato indefessamente e sei diventato un uomo di vaglia; hai amato un donna che è stata il tuo angelo custode; non ti sei indugiato di qua e di là; mentre io…

–Mentre tu hai troppo fantasticato e meno operato. È poi un gran male quando i risultati hanno ad essere gli stessi? Te lo ha cantato Orazio, che la sapeva lunga: Omnes eodem cogimur; andiamo tutti ad una meta.

–Tu vuoi consolarmi,—notò Ariberti,—e dici quel che non pensi.

–Non guardar troppo nel sottile;—replicò Filippo, che si sentiva stretto tra l'uscio e il muro.—Dopo tutto, rispondi a me; riuscendo tutti ad un fine, non ci parrà forse a tutti di aver perduto una parte del nostro tempo in opere vane, e non ci dorrà a tutti di aver tralasciato di far la tal cosa e la tal'altra? Segno che questo granellino di sabbia lanciato nello spazio era ancora troppo grande per noi. E nota che lo va diventando sempre più a mano a mano che l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo ci svelano nuove parti di sè, e i materiali della storia, dell'osservazione e dello studio, si accrescono. Dunque siamo intesi, oggi tu sei a pranzo da noi?

–Ma… e non scrivi nessuna ricetta? La signora Zita ti piglierà per un medico da dozzina.

–Lascia fare. Ai rimedi penseremo più tardi. Del resto, ti tratteremo da ammalato. Il mio cuoco ci ha in testa tutto il ricettario di Galeno.

–Mio buon Filippo,—sclamò Ariberti, stringendo la mano del medico tra le sue,—almeno se la gioventù e gli amori sono volati via, l'amicizia rimane.

–Ma sì, per bacco! E poi rimane ancora dell'altro; per esempio, la coscienza;

La buona compagnia che l'uom francheggia Sotto l'usbergo del sentirsi pura.

Vedi dunque di dormire un paio d'ore, e che non venga più il maligno a darti noia. Anzi, prima di andarmene, ti fo un bel crocione sull'uscio. Vade retro, Satana; qui si vorrebbe schiacciare una dormita.—

Il conte Filippo Bertone uscì, e il signor commendatore, dopo essersi voltato sul fianco buono, si pigliò un sonno che aveva pur meritato.

Lettori, svegliatevi voi.

Страница 97 из 98

Вам также может понравиться

Страница 1 из 5

Назад125Далее