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Дата написания1970-01-01
Язык книгиit
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Страница 53 из 55Quell'amico e gli altri più intrinseci che vide, gli tennero compagnia a pranzo. Ei non era più il Guido Laurenti de' tempi andati, severo ma tranquillo, pensieroso ma cortese negli atti e nelle parole. Tranquillo era in apparenza, ma il viso sparuto accennava i patimenti dell'anima; per consolare gli amici che erano tristi della sua partenza, rideva a sbalzi e celiava fuor del costume; ma la celia e il riso gli erano spesso interrotti da subitanei stringimenti di cuore, e allora gli si scombuiava il volto e pareva che tutte le facoltà vitali si raccogliessero di dentro, a soffocare, se pur veniva fatto, una cura, un'angoscia che voleva sopraffarlo.
Anche il dulcis amor patriae parlava in que' momenti supremi più forte nel cuor di Laurenti che non avesse mai fatto da prima. Ad ogni piè sospinto gli accadeva di fermarsi per raccogliere i suoi pensieri; ogni piazzetta, ogni crocicchio, dimandava un lungo sguardo di affetto; perfino certe faccie di viandanti, che gli erano un po' più dimestiche, gli facevano rallentare i passi. Persone e cose alle quali per lo innanzi non usava badare più che tanto; persone e cose che lo commovevano allora, come quelle che gli davano imagine della sua terra, della sua terra da cui si allontanava per sempre.
Finalmente giunse la sera. Gli amici, dopo un'ultima libazione, per render propizio Nettuno, e dopo lunghi e ripetuti abbracciamenti, si separarono da Guido sulla calata del porto. Egli scese col Giacomo in un canotto, che si allontanò subito dalla riva a furia di remi, poichè l'ora era tarda, e la caldaia dell'Amerigo Vespucci accennava coi suoi nuvoli di fumo di non aver tempo da perdere.
XXIII
Intenderà l'agonia di Guido Laurenti colui il quale s'è violentemente strappato dalla sua terra, col duro proposito di non tornare mai più.
Triste cosa, acerbo strazio dell'anima sferrare dal lido e dover dire: ecco, è l'ultima volta che io vedo tutto ciò! La rondine lascia per terre lontane il nido saldato con tanta assiduità di cure al trave della casa ospitale; ma come l'anno è trascorso, la rondine torna a pispissare, con l'ali aperte e ferme, dintorno al nido abbandonato. L'uomo che lascia la patria, a lui cara per le consuetudini della vita, cara per la ricordanza dei dolori, l'uomo che rompe di tal guisa la trama sottile de' suoi affetti, soffre, io mi penso, come la pianta che, divelta dal suolo, lascia nel profondo le sue più dilicate radici. Il cuore sanguina, e il patimento non si disacerba col piangere; regna anzi sul volto una calma severa, ma dentro ribolliscono, lava ardente, le collere tutte, i rancori, i furori dell'anima.
La notte era alta, e la vaporiera s'innoltrava brontolando nella fosca distesa del mare. I passeggieri, gente assai tenera della propria salute, erano scesi nel salotto per non buscarsi infreddature. Guido solo rimaneva sul cassero di poppa, seduto, colla testa sprofondata nel cavo degli omeri, che si appuntellavano forte al capo di banda del piroscafo, e cogli occhi aggrondati, che guardavano verso terra.
Genova, quantunque vicina, non si vedeva già più. I contorni della montagna erano spariti, confusi nel buio dell'atmosfera, e in cambio di quel mirabile anfiteatro di palazzi e di case variopinte che è così bello a vedere di giorno, si scorgeva un fantastico anfiteatro di bagliori, disposti a capricciosi scaglioni in un fondo d'azzurro cupo. Parevano stelle, fuochi fatui, sospesi a centinaia sulla superficie del mare.
Qualcheduno dei passeggieri radunati nella sala di prima classe, si dilettava a suonare il cembalo, e le gaie battute di un valzer giungevano fino agli orecchi di Guido. Ma quali pensieri danzavano nella sua mente, al suono di quella musica? Tristi pensieri; danza turbinosa.
Dov'era in quel momento Luisa? Egli non ne aveva più chiesto al Giacomo: ma certo ella era sulla via di Firenze. Non voleva pensare a lei, e ne discacciava sdegnosamente l'immagine; ma quella immagine, figlia del suo spirito infermo, gli tornava a balenare negli occhi, ed egli invano tentava di chiuderli, come il fanciullo allo spesseggiare dei lampi in una notte tempestosa, dappoichè la luce penetrava le palpebre e gli ripeteva quella sensazione molesta.
Fu una notte tormentosa, a gran pezza peggiore delle altre, come quella che gli recava i primi dolori della disperazione. Tutto era finito; gli ultimi stami erano recisi: nè più speranza, timidamente vagheggiata nel profondo del cuore, di mutate venture; nè più agio a pentimenti della sorte capricciosa; la sentenza era irrevocabile, chiuso il libro dei fati.
Giunse l'alba, e il povero condannato era tuttavia seduto al suo posto, cogli occhi sbarrati, ma senza veder punto quel miracolo di bellezza che è lo spuntar dell'aurora in alto mare.
Il cielo s'imbiancava man mano; poi di temperanze in temperanze, riusciva di un azzurro carico, simile a quelle dipinture cinesi, fatte di turchiniccio, a vaporosi contorni, una fusione insomma di cielo e di mare. Ma l'aurora dalle rosee dita, come l'hanno chiamata i classici, cominciava a spargere il suo color prediletto dal balzo d'oriente; i vapori si diradavano, le leggi della prospettiva incominciavano a trionfare. Le nuvole, allungate in cirri fantastici, risaltavano tinte di rosso sulla linea dell'orizzonte, donde emergevano, nereidi mattiniere, le isole e le coste del Tirreno.
L'Amerigo Vespucci, come la nave di Giasone, s'innoltrava baldanzoso in mezzo a quel risveglio di deità marine; ma Guido, ben diverso dagli argonauti, non vedeva nulla, nè splendori di cielo, nè luccicar d'onde guizzanti, nè variopinti sereni in lontananza. Tutto chiuso nella sua cupa tristezza, egli non badava a quella grandiosa veduta. Le maraviglie della natura, come quelle dell'arte, vogliono mente calma e serena; colui che ha l'anima oppressa, non dà retta alle esterne sensazioni, legge senza intendere, guarda senza vedere. Egli badò soltanto ad alcuni viaggiatori i quali uscivano dai camerini, per venire a godersi la prima frescura, e pensò che se gli altri uscivano, egli doveva andarsi a rinchiudere, poichè non voleva farsi scorgere, così rabbuffato e sciatto com'era.
Ma in quella che si alzava per scendere, vide comparire dall'orlo del cassero di poppa la testa del Giacomo, il quale saliva la scaletta per venire da lui.
–O come?—gridò il giardiniere, vedendo sulla persona di Laurenti e sul viso i segni della insonnia prolungata.—Non ha dormito, Vossignoria? Male, male! Se la va di questo passo quando saremo laggiù, non vuol durarla di molto.
–Tanto meglio, Giacomo, tanto meglio! La vita non franca davvero la spesa di essere vissuta. Ma vedete un po' che stupendo mattino!
Era il primo sguardo che Laurenti volgeva a quel risveglio della natura.
–Mattino! mattino! altro che mattino!.. borbottava tra i denti il giardiniere.
–Che paternostri dite voi ora?
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Ad ogni piè sospinto gli accadeva di fermarsi per raccogliere i suoi pensieri; ogni piazzetta, ogni crocicchio, dimandava un lungo sguardo di affetto; perfino certe faccie di viandanti, che gli erano un po' più dimestiche, gli facevano rallentare i passi. Persone e cose alle quali per lo innanzi non usava badare più che tanto; persone e cose che lo commovevano allora, come quelle che gli davano imagine della sua terra, della sua terra da cui si allontanava per sempre."},{"id":"content19:91","kind":"paragraph","text":"Finalmente giunse la sera. Gli amici, dopo un'ultima libazione, per render propizio Nettuno, e dopo lunghi e ripetuti abbracciamenti, si separarono da Guido sulla calata del porto. 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L'uomo che lascia la patria, a lui cara per le consuetudini della vita, cara per la ricordanza dei dolori, l'uomo che rompe di tal guisa la trama sottile de' suoi affetti, soffre, io mi penso, come la pianta che, divelta dal suolo, lascia nel profondo le sue più dilicate radici. Il cuore sanguina, e il patimento non si disacerba col piangere; regna anzi sul volto una calma severa, ma dentro ribolliscono, lava ardente, le collere tutte, i rancori, i furori dell'anima."},{"id":"content20:3","kind":"paragraph","text":"La notte era alta, e la vaporiera s'innoltrava brontolando nella fosca distesa del mare. I passeggieri, gente assai tenera della propria salute, erano scesi nel salotto per non buscarsi infreddature. 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