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E adesso il lettore intenderà di leggeri con che animo mastro Bernardo, da buon cittadino e da oste a cui premeva il suo traffico, paventando il futuro, si facesse a considerare il presente, e con che po' di sospetto dovesse badare a que' due forastieri, i quali, in cambio di starsene in una camera al caldo, andavano a far sosta sul terrazzo, e più assai che di gustare i principii di tavola, si mostravano teneri di studiar prospettiva.

L'impazienza rosolava mastro Bernardo, ben più che i carboni ardenti non rosolassero il pollo. Ne avvenne, che egli si tenesse ancora nelle dita una serqua di giratine, e messo il pollo in un vassoio di terra savonese (che cominciava allora a soppiantare le terre cotte di Majorica), lo portasse egli in persona a' suoi ospiti.

Erano ambedue seduti sul murello dell'altana, quando l'ostiere comparve dall'abbaino, col suo piatto fumante tra mani.

Picchiasodo fu il primo a vederlo,

–Degno ostiere!—gridò egli, tirando dentro una gamba, che tenea cavalcioni sul muricciuolo.—Tu hai fatto le cose alla spiccia.

–Magnifici messeri,—disse Bernardo inchinandosi, nell'atto di deporre il vassoio in mezzo alla tavola,—temevo non aveste a spazientirvi e a prendere in uggia l'Altino….

–In uggia? che diavol dici? in uggia questo paradiso terrestre? Io ci ho succhiato una dozzina di olive indolcite, e stavo per isfogliarci un carciofo, davanti a questa bella veduta.

–Un po' chiusa….—notò timidamente l'ostiere.

–Tu sei modesto, mio caro…. A proposito, il tuo nome?

–Bernardo, ai vostri comandi.

–Diciamo dunque mastro Bernardo. Ora, vedi (e frattanto Picchiasodo con certi colpi di trinciante, che non erano da scalco, faceva a spicchi il pollo infilzato nel forchettone, per darne il meglio a messer Pietro), a me piacciono quei monti, che chiudono la vista…. quei monti che calano addosso al paese, come falconi sulla preda.

–Ci sarà una strada;—entrò a dire con piglio di mezza domanda il compagno.

–Una strada? sicuro;—rispose l'ostiere;—quella che voi facevate, messeri.

–Eh, quella, si sa; ma un'altra su quella costiera, o qui, dall'altra banda…. Queste montagne non saran mica inaccessibili.

–Occhio alla pentola, Bernardo!—disse l'ostiere tra sè.—Son genovesi, costoro, o ch'io non so più a quanti dì è san Biagio.

E ad alta voce soggiunse:

–No, magnifici messeri; ci sono alcuni passi, ma da non farne conto; buoni per menare al pascolo le capre, e nient'altro.

–Male!—sclamò il Picchiasodo, battendo le labbra.—Strade ci vogliono, mastro Bernardo; strade ci vogliono, perchè la gente a modo non abbia a scavezzarsi il collo.

–Le strade larghe tirano i nemici in casa,—sentenziò l'ostiere, temperando l'agro dell'osservazione con un suo riso melenso.

–E la strette non invitano gli amici;—replicò il più giovine e il meno loquace dei due forastieri.—Per ventura nostra, abbiam fatto il giro più lungo, a venir qua, ed abbiamo azzeccato una strada da amici.

–Amici! Beato chi ne ha!

–E ne ha sempre chi merita. Ne ha, verbigrazia, in buon dato il tuo magnifico marchese, messer Galeotto, che è un cortese e liberal cavaliere.

–Dite anche giusto ed umano,—soggiunse mastro Bernardo con impeto,—che in tutta la nobilissima stirpe dei signori Del Carretto non è il più leale, il più degno dell'amore e della venerazione del popolo.

–Tu lo ami molto, a quel che pare.

–Messere, che dirvi? Siam povera gente e si conta nulla; ma se bisognasse buttarci nel fuoco per lui….

E mastro Bernardo fece l'atto di dar la capata.

–Qualche volta riesce un po' duro di pagare la taglia;—notò il Maso, che si rodeva da un pezzo di non poter dire la sua.

–Che c'entri tu, mascalzone? Ti paion cose da dirsi, coteste? Eh, mastro Bernardo,—soggiunse l'altro, stringendosi nelle spalle,—non vi lagnate voi qualche volta, e non avete detto ancora l'altro dì….

–Che tu se' un pendaglio da forca o ch'io vo' lardellarti la lingua, per farne vivanda regalata al diavolo, tuo padrone. Va via, e vedi se la Rosa ha in pronto la frittata. Perdonate, magnifici messeri! Quel tristanzuolo mi ha fatto perdere la tramontana, colle sue invenzioni. Non dico che qualche volta…. Sicuro, i tempi son grami e le riprese scarse; ma io ho sempre pagato volentieri la taglia, la decima, e tutte l'altre gravezze…. perchè, già, il castello e la chiesa non son mica fatti d'aria, e di qualcosa hanno pure a campare.

–Sta di buon animo!—disse gravemente il Picchiasodo.—Se tu hai qualche volta mormorato del fisco, hai anche puntualmente pagato. La penitenza cancella il peccato, e noi non ne diremo nulla al tuo ottimo signore. Alla sua salute intanto,—aggiunse il solenne bevitore,—e ogni cosa gli vada com'io di gran cuor gli desidero.

–Non son genovesi!—notò mastro Bernardo tra sè.—Indi, a voce alta proseguì:

–Vedo che voi, magnifici messeri, siete amici del nostro Marchese, che Iddio prosperi e innalzi su chi gli vuol male. Di certo siete qua venuti per fargli una sorpresa….

–Vedi il destro arcadore! Ei l'ha imberciata alla prima. Sicuro, siamo venuti a fargli una sorpresa, e sarà più contento egli di veder noi, che non tu di buscarti un genovino d'oro.

–Moneta del nemico, è sempre buona a pigliarsi;—si fece a dire quell'altro, che il Picchiasodo chiamava rispettosamente messer Pietro;—e anche non amando i genovesi, si possono avere in pregio i genovini.

–E' sono il meglio di quella gente là!—rispose mastro Bernardo, ridendo liberamente, da uomo che non aveva più sopraccapi.—Ma ecco la frittata, magnifici messeri;—soggiunse, vedendo tornare il Maso e levandogli di mano il piatto, con quel disco appetitoso nel mezzo;—guardate se non par d'oro anche questa.

–Or ora ne faremo il saggio;—disse il Picchiasodo.—Ma guardate, messer Pietro, voi che siete così vago della bella natura; guardate com'è bene indorata dal sole quella vetta laggiù. Di' su, amico ostiere, come si chiama?

–È la roccia di Pertica,—rispose mastro Bernardo.

–La è proprio a cavaliere del castello;—notò il Picchiasodo.—Io, per me, se fossi nei panni del Marchese, temerei sempre di vedermi cascare di lassù un genovese sulla groppa.

–Sì, se un genovese avesse l'ali!—disse asciuttamente mastro Bernardo.

–Che? non ci si sale, fino a quel colmo?

–Che io mi sappia, non ci ha mai posto piede anima nata. E' bisogna vedere la roccia alle spalle, là dalla parte di Calice. Gesummaria! Se un negromante non ci scava i gradini nel vivo, gli è come volersi aggrappare ad uno specchio.

–Uhm!—borbottò il Picchiasodo.—E quell'altro cocuzzolo sulla Caprazoppa?

–È la roccia dall'Aurèra.

–Mi pare di vederci un segno di strade.

–Strada romèa, messere; ma ora la è guasta per modo che nessuno più se ne giova. Per altro, a che servirebbe, lassù?

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