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Дата написания1970-01-01
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Страница 67 из 71L'uscio era aperto. Si gettarono dentro, egli, madonna Nicolosina e i pochi che avevano seguito mastro Bernardo lassù. Un doloroso spettacolo si offerse ai loro occhi in quel punto. La Gilda, pallida, scarmigliata, noncurante di loro, stava acchiocciolata presso un cadavere. Invano la chiamarono per nome, la scossero, la incalzarono colle dimande; li guatava attonita, senza risponder parola; componeva le labbra ad un riso melenso; indi tornava a guardare il cadavere.
Madonna Nicolosina chinò gli occhi a sua volta e ravvisò Giacomo Pico, il suo fiero amatore; rabbrividì, pensando al pericolo ch'ella avea corso, e a quel nero tradimento che, nella profondità delle sue dolorose cagioni, nella fulminea prontezza del meritato castigo, e nei lutti che si seminava d'intorno, attingeva una specie di cupa maestà, siccome è dato anche al delitto di averla, quando esso derivi da una grande sventura. E cadde allora, combattuta da tante sensazioni angosciose; cadde a terra e pregò, colla fronte umiliata ai piedi di Gilda, che or lei, ora il morto, guardava con occhio istupidito e rideva.
Intanto, gli uomini che avevano seguito mastro Bernardo scendevano al piano inferiore, rincorrendo giù per le scale il Sangonetto fuggente. E là in cambio di trovar lui, che s'era accovacciato in qualche angolo per aspettare il destro di uscirne, s'imbattevano nelle tenebre in una masnada di gente, che diè loro addosso con furia. Era il grosso della compagnia, guidato dal Cappa, che spandendosi per le sale e non pensando agli amici del pian di sopra, li toglieva in iscambio, assalendoli vigorosamente, al grido di San Giorgio e Carretto. Nè valse a tutta prima il rispondere in quella medesima guisa; il furore è cieco, e sordo per giunta, e la prudenza, poi, teme sempre d'insidie. Allorquando i combattenti si persuasero d'esser tutti della medesima insegna, non era più tempo di far opera utile; che la gente di messer Pietro Fregoso era accorsa con impeto gagliardo ed alte grida di guerra, dal pianterreno, ove già aveva fatto prigione lo scarso presidio, e Giovanni di Trezzo giungeva dall'altra banda, pigliando in mezzo i mal capitati soccorritori. Violento fu l'urto, e più assai la confusione che la pugna. Le fiaccole portate dagli uomini di Giovanni di Trezzo, illuminando le sale, diedero agio ai genovesi di compir l'opera, cansando l'errore in cui erano incappati i nemici, col picchiarsi alla cieca tra loro. Molti in questa occasione furono i morti; i superstiti, come di leggieri s'argomenta, caddero tutti prigioni.
Fornita questa bisogna, e padroni oramai del castello nella sua parte più ragguardevole, i genovesi pensarono di occupare altresì il piano superiore, per sincerarsi che non vi fossero altri difensori appiattati. A tale impresa, che richiedeva, oltre il valore, un tal po' di riguardo, imperocchè lassù dimorava il grosso della famiglia, donne, la più parte, e innocuo servidorame, andò Giovanni di Trezzo in persona, col fiore de' suoi.
In mal punto fu visto allora da Anselmo Campora il nostro prode Tommaso Sangonetto, che si era poc'anzi imbrancato tra i combattenti.
–Animo, a voi, Sangonetto, che conoscete il castello; insegnate la strada.—
Tommaso Sangonetto s'augurò in quell'ora d'essere almeno quattro palmi sotterra. Pure, gli bisognò fare di necessità virtù, e si mosse cogli altri verso le scale.
–Che diamine avete?—gli domandò il Picchiasodo, che nella allegrezza della vittoria avea preso a trattarlo più dimesticamente, e saliva con esso lui, appoggiandogli la sua larga mano sulle spalle.—Non mi sembrate troppo saldo sulle gambe.
–Io? che, vi pare? sono un po' scombussolato;—balbettò il Sangonetto.—Capirete bene…. in un momento come questo! … Neppur io m'aspettavo che la dovesse andar così liscia.
–Eh, non dico di no. Del resto, ci avete dato un buon colpo d'aiuto, e non dubitate; messer Pietro Fregoso vi compenserà a misura di carbone.—
Il dialogo dei due amiconi fu interrotto da un cozzo improvviso di spade là in alto. Mastro Bernardo ne faceva delle sue. Inviperito da tante disgrazie, ed anche un po' riscaldato, innalzato dalle circostanze a' suoi occhi medesimi, l'ostiere soldato menava colpi a dritta e a manca, sull'ingresso dell'appartamento di madonna Nicolosina, a cui i nemici, guidati dal chiarore dei doppieri, si erano allora rivolti.
–Sotto! sotto! pigliatelo vivo!—gridò Giovanni di Trezzo.—Vo' farlo impiccare per la gola, questo furfante, che s'ostina a resistere dove comanda la repubblica genovese.
–No, perdio, non comanda la repubblica!—rispose fieramente mastro Bernardo.—Comando io, qui; difendo due donne dai vostri tentativi ribaldi.—
E seguitava a menar colpi a tondo, per tenere in rispetto gli assalitori. La lotta, per altro, era troppo disuguale e non poteva durare più molto.
Madonna Nicolosina si fece innanzi e trattenne il braccio del suo furibondo campione.
–Smettete, vi prego;—diss'ella,—Colui che ha parlato è di sicuro il comandante di questi soldati. Egli non vorrà certo recare offesa a due donne.
–Ben dite, mia nobil signora;—fu pronto a rispondere Don Giovanni di Trezzo.—Dove noi comandiamo, degli insultatori di donne si sogliono caricar le bombarde.
–Ah, sì? Vediamo dunque la prova!—entrò a dire mastro Bernardo.—Cercate pel castello il vostro amico e aiutante Tommaso Sangonetto, che in qualche buco si sarà pure ficcato, e fategli fare questa piacevolezza, che l'ha meritata davvero.
–Dico, messere, che mentre voi facevate il vostro mestier di soldato a pianterreno, il vostro aiutante è salito quassù a ruba di donne, e già aveva ardito di mettere le sue sconcie mani sulla figliuola del nostro marchese, sulla illustrissima contessa di Osasco.
–Se la cosa sta come tu la racconti,—disse Giovanni di Trezzo,—sarà fatta giustizia.
–Ohè! che cos'è questo ch'io sento?—diceva intanto il Picchiasodo a Tommaso Sangonetto.—Ma tu tremi a verga, furfante!
–Fate cercare quest'uomo!—gridò una voce imperiosa dal fondo, che fece dare indietro i soldati e lo stesso comandante, per modo che il passo fu subito sgomberato.—Madonna,—proseguì allora colui che aveva parlato in tal guisa, nell'atto che s'inoltrava verso la contessa d'Osasco,—vogliate condonare la poca vigilanza nostra ad un'ora di trambusto. Non sarà mai detto che l'esercito comandato da Pietro di Campo Fregoso sia contaminato da cosiffatte ribalderie. I miei soldati hanno ordini severi e consuetudini oneste di pugna. Ora, se il capitano si giova di tutti gli spedienti e accoglie ogni servizio che lo conduca più prontamente al suo fine, egli non può altrimenti sottrarre ad un castigo esemplare chi commette la viltà di oltraggiare una donna. Contessa d'Osasco, il vostro offensore sarà giudicato domani.
–O stamani,—mormorò il Picchiasodo,—perchè oramai si può cantar mattutino.—
Il Sangonetto faceva in quel mentre un passo indietro, sperando di mettersi lontano dal tiro e di darla a gambe non visto. Ma il Picchiasodo ci aveva gli occhi nella collottola.
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