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О книге

Дата написания1970-01-01
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136

Come talvolta, ove si cava l'oro là tra' Pannoni o ne le mine ibere, se improvisa ruina su coloro che vi condusse empia avarizia, fere, ne restano sì oppressi, che può il loro spirto a pena, onde uscire, adito avere: così fu il Saracin non meno oppresso dal vincitor, tosto ch'in terra messo.

137

Alla vista de l'elmo gli appresenta la punta del pugnal ch'avea già tratto; e che si renda, minacciando, tenta, e di lasciarlo vivo gli fa patto. Ma quel, che di morir manco paventa, che di mostrar viltade a un minimo atto, si torce e scuote, e per por lui di sotto mette ogni suo vigor, né gli fa motto.

138

Come mastin sotto il feroce alano che fissi i denti ne la gola gli abbia, molto s'affanna e si dibatte invano con occhi ardenti e con spumose labbia, e non può uscire al predator di mano, che vince di vigor, non già di rabbia: così falla al pagano ogni pensiero d'uscir di sotto al vincitor Ruggiero.

139

Pur si torce e dibatte sì, che viene ad espedirsi col braccio migliore; e con la destra man che 'l pugnal tiene, che trasse anch'egli in quel contrasto fuore, tenta ferir Ruggier sotto le rene: ma il giovene s'accorse de l'errore in che potea cader, per differire di far quel empio Saracin morire.

140

E due e tre volte ne l'orribil fronte, alzando, più ch'alzar si possa, il braccio, il ferro del pugnale a Rodomonte tutto nascose, e si levò d'impaccio. Alle squalide ripe d'Acheronte, sciolta dal corpo più freddo che giaccio, bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa, che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa.

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